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Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – 3a puntata

25 Ottobre 2021 | Approfondimenti

Pubblichiamo la terza parte dell’intervista ad Eugenio Marino, dirigente nazionale del Partito Democratico, responsabile organizzazione per Sud e isole.

La settimana scorsa ci siamo lasciati con l’esame degli obiettivi fino a fine anno e abbiamo esaminato i parametri di valutazione con i quali la Commissione Europea stabilisce se l’Italia rispetta gli impegni. Oggi possiamo raccontare se questi impegni si stanno mantenendo?

Purtroppo a questa domanda devo rispondere aprendo con una nota molto negativa. Come ha spiegato il ministro Patuanelli, in un question time di qualche giorno fa, si è dovuto prendere atto che dei 37 progetti presentati dalla Regione Sicilia al ministero dell’Agricoltura in materia di risorse idriche, nessuno è risultato ammissibile. Per problemi tecnici, in particolare riguardanti la tempistica della realizzazione dei progetti, di cui però la Regione Sicilia avrebbe dovuto tener conto. Lo dico perché la tempistica non è un dettaglio, ma un elemento centrale e imprescindibile dei criteri per il finanziamento. Il che dimostra la bontà di quanto abbiamo detto già nella prima puntata e di quanto diceva l’allora Ministro Provenzano quando si polemizzava sulla quantità di risorse destinate al Sud: cioè che più che la quantità di fondi a disposizione del Mezzogiorno è fondamentale la capacità delle Amministrazioni di riferimento di presentare progetti in linea con gli indirizzi del PNRR e quella di realizzazione. Quindi, per ciò che è successo in Sicilia, ora bisognerà provare a trovare una soluzione urgente affinché le risorse non si perdano. E si pensa a quella di provare a selezionare i progetti che possono essere modificati e rimodulati. Allo stesso tempo e per evitare altri casi del genere, la presidenza del Consiglio ha chiesto a tutti i ministeri di prevedere ulteriori provvedimenti che semplifichino gli iter attuativi dei vari progetti. E la nota positiva è che molti sono già arrivati, per cui presto sarà emanato un provvedimento che introdurrà altre semplificazioni.

Qualche giorno fa c’è stata una riunione della Cabina di regia a Palazzo Chigi? Com’è andata?

Si, all’Odg c’erano gli interventi in materia di istruzione, alla presenza del presidente Draghi e dei ministri del Sud Mara Carfagna, degli Affari regionali Gelmini, delle Pari opportunità Bonetti, dell’Università Messa e dell’Istruzione Bianchi. Con questa prima riunione si è voluto dare al Paese il segnale di partire proprio dai temi dell’istruzione, legati a quelli della ricerca, come pilastri sui quali dovrà costruirsi l’Italia e lo sviluppo del futuro del Paese. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha quindi illustrato le linee di intervento del ministero. Ha spiegato che sono previste delle riforme da adottare entro il 2022, tutte di estrema importanza per il settore della formazione dei giovani: la principale di queste è quella degli Istituti tecnico professionali (Its), che dovrà colmare il divario del nostro Paese rispetto ai partner europei. Essa è strettamente collegata al rafforzamento della capacità di innovazione, promosso dal Piano nazionale Industria 4.0. Altre riforme fondamentali per Bianchi sono quelle dell’orientamento, per accompagnare gli studenti nella scelta di un percorso di formazione adeguato all’inserimento nel mondo del lavoro. Quella del Reclutamento degli insegnanti. E quella della Riorganizzazione del sistema scolastico. Entro novembre, poi, il Governo è pronto a lanciare bandi per 5 miliardi. Si tratta di 3 miliardi per asili e scuole dell’infanzia, 400 milioni per le mense, 300 per le palestre, 800 per le scuole nuove e 500 per la ristrutturazione degli istituti. Sugli asili nidi, infatti, va ricordato che siamo al 27%, cioè sotto il 33% stabilito dalle linee strategiche e con grandi differenze tra Nord e Sud: l’obiettivo è arrivare al 40% e spetta anche al ministro Carfagna correggere queste distorsioni, poiché vanno sostenute le autorità del Mezzogiorno nell’elaborazione di bandi che siano sostenibili e fattibili, per evitare altri sprechi come quelli della Sicilia di cui ho detto poco fa.

E sul piano della ricerca quali sono invece le linee guida?

Il ministro dell’università e della ricerca, Maria Cristina Messa, ha illustrato gli investimenti in ricerca, spiegando che i progetti si inseriscono nelle aree di attività più innovative e aderenti alle sfide future del pianeta, come rischi ambientali, scenari energetici, biodiversità, intelligenza artificiale e neuroscienze. In questo caso si tratta di finanziamenti per grandi progettualità: 6 miliardi, di cui 5 a bando entro la fine dell’anno e uno all’inizio del prossimo.I 60 progetti passeranno dalla fase di valutazione. In questo modo si vuol dare impulso alla ricerca coinvolgendo le strutture già presenti nel Paese aiutandole a crescere. Le riforme nei target entro il 2021 sono tutte in via di approvazione. Tra queste vi sono quella dei dottorati, per un migliore coinvolgimento delle imprese e centri di ricerca, l’introduzione di lauree abilitanti, che facilitino l’accesso all’esercizio delle professioni, la revisione delle classi di laurea, l’orientamento attivo nella transizione scuola-università. Vi sono poi 9 i miliardi di euro destinati al rafforzamento della ricerca. I bandi saranno pubblicati entro il primo trimestre del 2022 e saranno rivolti a:

  • identificazione di 5 “campioni nazionali”, per la costituzione di leader nazionali in varie aree di ricerca e sviluppo;
  • selezione di 12 ecosistemi dell’innovazione, con attività legate all’istruzione superiore, alla ricerca applicata, all’innovazione su specifiche aree, definite in base alla specializzazione del territorio. La pubblicazione di questo avviso avverrà entro dicembre 2021;
  • i partenariati estesi alle Università che mirano a finanziare fino a un massimo di 15 grandi programmi di ricerca fondamentale e applicata trasversale, caratterizzati da un approccio interdisciplinare;

Le selezioni dei progetti in questi ambiti si concluderanno entro giugno 2022 e dovranno garantire il pieno rispetto del vincolo di destinazione del 40% di risorse alle aree del Sud e quello di genere, cioè il 40% di assunzioni di ricercatrici donne. Le selezioni dei progetti in questi ambiti si concluderanno entro giugno 2022 e dovranno garantire il pieno rispetto del vincolo di destinazione del 40% di risorse alle aree del Sud e quello di genere, cioè il 40% di assunzioni di ricercatrici donne.